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Occhio alla…pornografia

dmeu_tc35_50_1_std.lang.allLa cronaca continua a raccontare di violenze e soprusi ai danni non solo di donne. Nelle riflessioni attorno a questo fenomeno un aspetto di cui si parla forse troppo poco è il ruolo che può avere la diffusione della pornografia nella formazione emotiva e nella futura relazione uomo-donna, soprattutto tra i più giovani. L’allarme ha un valore in prospettiva: a causa della ampia diffusione di tablet e smartphone connessi a internet è sempre più frequente che anche bambini i 8-10 anni abbiano accesso a contenuti pornografici e violenti.
Quando capita di parlarne tra adulti spesso si tende a sminuire la portata del problema. In fondo, si obietta, la visione di immagini pornografiche non trasforma tutti in prevaricatori o assassini. Ancora, non sarà “un po’ di nudo” a rendere più violenti i maschi, anche perché a fare la differenza è sempre l’educazione impartita dai genitori.
Tuttavia ci sono molte ragioni per parlare di un allarme sociale, che produrrà frutti guasti in futuro. La pornografia rappresenta sempre una degenerazione, a ogni livello e ogni età, ma se è impossibile oscurarla poniamoci almeno qualche domanda che tenga conto dei cambiamenti avvenuti. Che adolescenti saranno i tanti bambini che già negli anni della scuola primaria si stanno abituando a guardare filmati pornografici? Che immagine della donna e delle relazioni affettive potranno sviluppare da adulti? C’è un altro aspetto che rende più urgente aprire una discussione: l’accesso libero e gratuito a un bacino sconfinato di filmati pornografici, senza filtri né alcun tipo di controllo, ha prodotto una situazione da “far-west” che non prevede alcun tipo di protezione. Siamo in un mondo in cui la libertà di espressione è garantita e tutelata. Ed è una fortuna. Domandiamoci però se non sia possibile fare qualcosa di più, a livello tecnico o legislativo, per porre dei freni e proteggere almeno i minori. Di limiti sensati è piena la nostra società: le automobili si guidano solo dai 18 anni in avanti e in base alla cilindrata, alcool e sigarette non possono essere venduti ai minori, anche per le scommesse ci sono barriere.Appellarsi alla questione educativa è fondamentale, ma lasciare che ogni responsabilità ricada solo sui genitori significa non tenere conto dei limiti che questo comporta: spesso è proprio la loro assenza a trasformare un problema privato in un’emergenza pubblica. Forse occorre fare di più e servirebbero segnali più forti. Quando ci troveremo a esprimere condanna e indignazione per il prossimo caso di cronaca dovremmo chiederci se non abbiamo dimenticato
di fare qualcosa di semplice, ma importante, per evitare che tra bambini di oggi cresca l’uomo violento di domani.
(libera riduzione da “Avvenire”)

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