{"id":10086,"date":"2017-11-11T14:21:22","date_gmt":"2017-11-11T13:21:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiadiabbadialariana.it\/?p=10086"},"modified":"2017-11-11T14:21:22","modified_gmt":"2017-11-11T13:21:22","slug":"finto-barbone-racconta-i-nuovi-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parrocchiadiabbadialariana.it\/?p=10086","title":{"rendered":"Finto barbone racconta i nuovi poveri"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-10087\" src=\"http:\/\/www.parrocchiadiabbadialariana.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/poveri-300x259.jpg\" alt=\"poveri\" width=\"188\" height=\"162\" srcset=\"https:\/\/www.parrocchiadiabbadialariana.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/poveri-300x259.jpg 300w, https:\/\/www.parrocchiadiabbadialariana.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/poveri.jpg 477w\" sizes=\"auto, (max-width: 188px) 100vw, 188px\" \/>Mi sono lasciato crescere la barba incolta. Ho indossato un vecchio\u00a0cappellino, jeans vecchi e\u00a0strappati, una giacca di renna in\u00a0condizioni pietose. Ho vissuto per\u00a0cinque giorni, mattina e sera, con i \u00abnuovi poveri\u00bb che sono molto\u00a0pi\u00f9 vicini a voi di quanto pensiate. Sono diventato quello che a\u00a0Roma chiamano \u00abbarbone\u00bb o \u00abclochard\u00bb. Ho mangiato con loro,\u00a0mi sono riparato dal freddo, ho condiviso cartoni, coperte emozioni\u00a0e paure. Per capire davvero chi sono questi \u00abnuovi poveri\u00bb, c\u2019\u00e8 un\u00a0posto nella Capitale che pochi conoscono ma in tanti frequentano:\u00a0la mensa della Caritas. \u00c8 l\u00ec che sono andato. E li ho trovati. Uomini\u00a0e donne comuni che hanno perso tutto o gran parte di esso. Gente\u00a0normale che fino a poco fa aveva un lavoro, una famiglia, una casa.\u00a0Persone che la crisi ha precipitato nell\u2019indigenza.\u00a0Ci sono gli anziani, senza una casa di propriet\u00e0 o che hanno\u00a0subito un incidente. Ci sono i cinquantenni ridotti sul lastrico da\u00a0una separazione costretti a mangiare in mensa, si sciacquano\u00a0nei bagni dei bar, e tornano al lavoro dopo la pausa pranzo.\u00a0E\u2019 un mondo incredibile. Impensabile. Irraccontabile se non si<br \/>\nha la fortuna, perch\u00e9 di fortuna si tratta, di far amicizia e\u00a0condividere i loro affanni. Eccomi allora tra loro, tra i poveri.\u00a0Mi avvicino a un signore sulla settantina, ben vestito, sguardo\u00a0basso, silenzioso. Si chiama Angelo, \u00e8 nato a Caltanissetta,\u00a0vive a Roma da trent\u2019anni, e campa con 400 euro di pensione:\u00a0\u00abIo ci sono abituato alle mense &#8211; dice &#8211; da giovane lavoravo in\u00a0una militare, gi\u00f9 in Sicilia. Poi sono venuto qui e ho fatto il\u00a0muratore per tutta la vita. Ho lavorato tantissimo &#8211; dice\u00a0mostrandomi le mani segnate dalla fatica- e adesso non posso\u00a0nemmeno fare la spesa\u00bb.<br \/>\n\u00abNon ho pi\u00f9 niente, ogni giorno credo sia l\u2019ultimo\u00bb mi confida\u00a0l\u2019ultimo amico, romano de Roma. Ha gli occhi lucidi ma lo\u00a0sguardo fiero. C\u2019\u00e8 Antonio, che non lavora pi\u00f9 da anni, separato\u00a0e con due figli. Fino a qualche tempo fa viveva dalla sorella,\u00a0oggi per la strada. Mangia spesso alla Caritas e fa la spesa per\u00a0la famiglia all\u2019Emporio della Solidariet\u00e0: \u00abOrmai te devi\u00a0arampica\u2019 sugli specchi se vuoi campa\u2019\u00bb, dice ridendo amaro.\u00a0Anche Armando, 59 anni, si serve della stessa immagine, quella\u00a0cio\u00e8 dell\u2019impossibile scalata: \u00abNon ce la faccio pi\u00f9 ad\u00a0arrampicarmi sugli specchi. Lavoravo con gli anziani ma ora\u00a0sono disoccupato da tre anni. Da poco ho smesso pure di\u00a0cercarlo, il lavoro. Tanto alla mia et\u00e0 \u00e8 inutile\u00bb. Gli chiedo se ha\u00a0un\u2019idea su come rilanciare la sua vita. La sua risposta mi<br \/>\nsorprende: \u00abIo a sessant\u2019anni voglio andarmene dall\u2019Italia.\u00a0All\u2019estero \u00e8 meglio\u00bb.\u00a0Poco pi\u00f9 in l\u00e0 c\u2019\u00e8 ancora Giuseppe, nato a Torre del Greco, due\u00a0anni fa un incidente in cantiere e poi un diabete diagnosticato:\u00a0\u00abIo sono solo. Una casa non ce l\u2019ho, la pensione manco. Sono\u00a0pure divorziato. Senza lavoro come faccio? Devo fare il\u00a0ladro&#8230;\u00bb, dice mentre si allontana e non capiamo se la frase si\u00a0conclude con un punto interrogativo o esclamativo.\u00a0Brevi conversazioni, interloquire lapidario, perch\u00e9 qui pochi\u00a0hanno voglia di parlare dei propri problemi. La cena \u00e8 finita.\u00a0Busso allo sportello dell\u2019ostello per cercare un letto dove\u00a0dormire, qui che ci sono 188 posti suddivisi tra uomini e donne\u00a0in stanze da quattro. E infatti \u00e8 tutto pieno fino a dopodomani.\u00a0Mi consigliano di attendere infatti ci sono due defezioni. Ma\u00a0anche qui c\u2019\u00e8 la fila, anche per un posto di fortuna all\u2019ultimo\u00a0secondo. I due posti se li aggiudicano un anziano e una donna\u00a0appoggiata a due stampelle. Perch\u00e9 qui non importa chi \u00e8\u00a0arrivato prima allo sportello, ma chi \u00e8 ultimo nella speciale coda\u00a0della fortuna. Giusto cos\u00ec. Vado via, mentre nel cortile chi non\u00a0pu\u00f2 fare lo stesso resta a parlare di calcio e di telefonini, a\u00a0litigare ubriaco con i propri fantasmi oppure a suonare con la\u00a0chitarra. Resterei ad ascoltarli ancora un po\u2019, loro, i poveri. Ma\u00a0non posso. Non ci riesco. Ogni giorno \u00e8 cos\u00ec, sempre uguale,\u00a0sempre pi\u00f9 alla fame e alla disperazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi sono lasciato crescere la barba incolta. Ho indossato un vecchio\u00a0cappellino, jeans vecchi e\u00a0strappati, una giacca di renna in\u00a0condizioni pietose. Ho vissuto per\u00a0cinque giorni, mattina e sera, con i \u00abnuovi poveri\u00bb che sono molto\u00a0pi\u00f9 vicini a voi di quanto pensiate. Sono diventato quello che a\u00a0Roma chiamano \u00abbarbone\u00bb o \u00abclochard\u00bb. Ho mangiato con loro,\u00a0mi sono riparato dal freddo, ho condiviso cartoni, coperte emozioni\u00a0e paure. Per capire davvero chi sono questi \u00abnuovi poveri\u00bb, c\u2019\u00e8 un\u00a0posto nella Capitale che pochi conoscono ma in tanti frequentano:\u00a0la mensa della Caritas. \u00c8 l\u00ec che sono andato. E li ho trovati. Uomini\u00a0e donne comuni che hanno perso tutto o gran parte di esso. Gente\u00a0normale che fino a poco fa aveva un lavoro, una famiglia, una casa.\u00a0Persone che la crisi ha precipitato nell\u2019indigenza.\u00a0Ci sono gli anziani, senza una casa di propriet\u00e0 o che hanno\u00a0subito un incidente. Ci sono i cinquantenni ridotti sul lastrico da\u00a0una separazione costretti a mangiare in mensa, si sciacquano\u00a0nei bagni dei bar, e tornano al lavoro dopo la pausa pranzo.\u00a0E\u2019 un mondo incredibile. Impensabile. Irraccontabile se non si ha la fortuna, perch\u00e9 di fortuna si tratta, di far amicizia e\u00a0condividere i loro affanni. Eccomi allora tra loro, tra i poveri.\u00a0Mi avvicino a un signore sulla settantina, ben vestito, sguardo\u00a0basso, silenzioso. Si chiama Angelo, \u00e8 nato a Caltanissetta,\u00a0vive a Roma da trent\u2019anni, e campa con 400 euro di pensione:\u00a0\u00abIo ci sono abituato alle mense &#8211; dice &#8211; da giovane lavoravo in\u00a0una militare, gi\u00f9 in Sicilia. Poi sono venuto qui e ho fatto il\u00a0muratore per tutta la vita. Ho lavorato tantissimo &#8211; dice\u00a0mostrandomi le mani segnate dalla fatica- e adesso non posso\u00a0nemmeno fare la spesa\u00bb. \u00abNon ho pi\u00f9 niente, ogni giorno credo sia l\u2019ultimo\u00bb mi confida\u00a0l\u2019ultimo amico, romano de Roma. Ha gli occhi lucidi ma lo\u00a0sguardo fiero. C\u2019\u00e8 Antonio, che non lavora pi\u00f9 da anni, separato\u00a0e con due figli. Fino a qualche tempo fa viveva dalla sorella,\u00a0oggi per la strada. Mangia spesso alla Caritas e fa la spesa per\u00a0la famiglia all\u2019Emporio della Solidariet\u00e0: \u00abOrmai te devi\u00a0arampica\u2019 sugli specchi se vuoi campa\u2019\u00bb, dice ridendo amaro.\u00a0Anche Armando, 59 anni, si serve della stessa immagine, quella\u00a0cio\u00e8 dell\u2019impossibile scalata: \u00abNon ce la faccio pi\u00f9 ad\u00a0arrampicarmi sugli specchi. Lavoravo con gli anziani ma ora\u00a0sono disoccupato da tre anni. Da poco ho smesso pure di\u00a0cercarlo, il lavoro. Tanto alla mia et\u00e0 \u00e8 inutile\u00bb. Gli chiedo se ha\u00a0un\u2019idea su come rilanciare la sua vita. La sua risposta mi sorprende: \u00abIo a sessant\u2019anni voglio andarmene dall\u2019Italia.\u00a0All\u2019estero \u00e8 meglio\u00bb.\u00a0Poco pi\u00f9 in l\u00e0 c\u2019\u00e8 ancora Giuseppe, nato a Torre del Greco, due\u00a0anni fa un incidente in cantiere e poi un diabete diagnosticato:\u00a0\u00abIo sono solo. Una casa non ce l\u2019ho, la pensione manco. Sono\u00a0pure divorziato. Senza lavoro come faccio? Devo fare il\u00a0ladro&#8230;\u00bb, dice mentre si allontana e non capiamo se la frase si\u00a0conclude con un punto interrogativo o esclamativo.\u00a0Brevi conversazioni, interloquire lapidario, perch\u00e9 qui pochi\u00a0hanno voglia di parlare dei propri problemi. La cena \u00e8 finita.\u00a0Busso allo sportello dell\u2019ostello per cercare un letto dove\u00a0dormire, qui che ci sono 188 posti suddivisi tra uomini e donne\u00a0in stanze da quattro. E infatti \u00e8 tutto pieno fino a dopodomani.\u00a0Mi consigliano di attendere infatti ci sono due defezioni. Ma\u00a0anche qui c\u2019\u00e8 la fila, anche per un posto di fortuna all\u2019ultimo\u00a0secondo. I due posti se li aggiudicano un anziano e una donna\u00a0appoggiata a due stampelle. Perch\u00e9 qui non importa chi \u00e8\u00a0arrivato prima allo sportello, ma chi \u00e8 ultimo nella speciale coda\u00a0della fortuna. Giusto cos\u00ec. Vado via, mentre nel cortile chi non\u00a0pu\u00f2 fare lo stesso resta a parlare di calcio e di telefonini, a\u00a0litigare ubriaco con i propri fantasmi oppure a suonare con la\u00a0chitarra. Resterei ad ascoltarli ancora un po\u2019, loro, i poveri. Ma\u00a0non posso. Non ci riesco. 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