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Un po’ di chiarezza sul problema immigratorio

immigrazione

Sul problema delle immigrazioni ci sono opinioni differenti. Spesso i mass media sembrano indebolire le nostre capacità di una sintesi critica.
Anche nell’ambito ecclesiale v’è scompiglio di opinioni sulla faccenda.
Eccone alcune: Monsignor Vegliò dice che la Chiesa non può tacere di fronte alle tragedie dell’emigrazione volontaria o forzata. La Chiesa deve incoraggiare lo spirito di accoglienza e di solidarietà. Per Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, l’immigrazione và governata, non subita. Padre Piero Gheddo, fondatore di Asia news, preferisce non sbilanciarsi dicendo: da un lato c’è compassione per povera gente disperata, dall’altro la certezza che se non mettiamo un freno, un ostacolo all’arrivo di quanti vorrebbero venire in Italia e in Europa, ci troveremo assaltati da una marea di persone.  Sono voci diverse tra loro, che non si possono considerare rappresentative di tutta quanta intera la Chiesa, ma ci dimostrano che il fenomeno immigratorio che stiamo vivendo in questo nostro tempo è veramente straordinario, non solo per grandezza di numeri, ma anche per la complessità delle problematiche che pone. Che ci sia una disparità di opinioni in proposito è normale, e dipende anche dall’esperienza che ognuno ha in proposito. Trovare soluzioni unificanti e semplificatrici non è facile. E’ importante evitare almeno le due posizioni estreme: accogliere tutti o rifiutare tutti. Anche la posizione del Catechismo della Chiesa Cattolica, pur essendo un riferimento dottrinale importante, su un argomento così complesso può dare solo delle indicazioni generali che richiedono poi di essere storicamente incarnati nella concretezza della realtà. Dice infatti in proposito: «Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono. Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri». (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2241).
Come attuare queste indicazioni? Le difficoltà rimangono: dov’è il limite del possibile? Fino a che punto si può arrivare? Le risposte sono condizionate dalle possibilità materiali, ma anche dalla buona volontà delle parti in gioco, dalla collaborazione equamente condivisa di tutte le nazioni e anche delle comunità cristiane … Una cosa sembra certa: un fenomeno così vasto e complesso, per impedire che si trasformi in un problema sociale irrisolvibile e pericoloso, può essere gestito solamente con piccoli nuclei di immigrati distribuiti un po’ ovunque e seguiti in modo serio, non abbandonati a se stessi, in attesa che le condizioni dei paesi di origine degli immigrati si modifichino in meglio così che parte dei migranti possano ritornare al loro paese.

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